PENELOPE:                     Una disgrazia… una disgrazia così doveva capitarci? Ma non poteva venire un terremoto, un’eruzione vulcanica… che so? Un alluvione? No! Il ciclope più goloso, tra i figli di Poseidone, dovevamo trovarcelo noi… io glie l’ho detto alla Calipso… non metterti in casa quello lì, è un poco di buono! Si vede dall’occhio! Ma lei niente… insisteva che sua figlia era innamorata, che lei aveva occhio per i fidanzati… che in fondo, essendo figlio di Poseidone, era un buon partito! E come ci ha ridotti il suo buon partito? Senza un panettone in tutta Itaca! Vaglielo a dire adesso alla popolazione… vaglielo a dire a mamma, che doveva passare le vacanze da noi! Adesso non posso mica farla venire da Creta in una casa che a Natale non ha neanche un panettone!

ULISSE:                        Senti Penelope… se non c’è il panettone mangeremo qualcos’altro… magari prepari uno dei tuoi tiramisù e risolviamo la cosa! Non farne una tragedia greca!

PENELOPE:                     Non nominare la Grecia! Non nominare la Grecia! E neppure il tiramisù… lo sai che non ho tempo! Lo sai che sto facendo quella calza per la befana al mezzo punto e che ci sto perdendo le notti! Che figura ci faccio col popolo se oltre al panettone quest’anno non c’è neppure la calza appesa al camino eh? Io sono una regina! Queste figuracce non le faccio!

ULISSE:                         E io sono il re… e se non mi preoccupo io…

PENELOPE:                     Senti… te lo dico per l’ultima volta… o trovi il modo di procurarti una discreta quantità di panettoni o mi imbarco per Creta, vado da mamma, e non mi vedi più!

ULISSE:                        Ma mancano tre giorni a Natale! Dove la trovo una barca piena di panettoni?

PENELOPE:                     Non mi interessa… il re sei tu, tu devi risolvere il problema!

ULISSE:                         E va bene Penny… ma non litighiamo… ti troverò i panettoni… conosco un commerciante a Troia che li contrabbanda di tutto in tutta l’Ellade… magari riesco a procurarmi qualcosa… faccio un salto domani e mi porto qualche compare per sveltire il lavoro e per la vigilia siamo di ritorno… te lo prometto (fine flash back)

ULISSE:                         Così, il giorno dopo ci imbarchiamo, io e i miei compagni… per Troia. Non l’avessi mai fatto… la c’era un putiferio, gente che si ammazzava… botte da orbi. Pensate che per entrare in città e non rischiare la pelle ho dovuto studiare uno stratagemma incredibile… Ho costruito una renna gigante, e ho fatto credere ai troiani che fosse da mettere sotto l’albero che ogni anno innalzano al centro della città. Oh… ci sono cascati! Ma quella notte pioveva, sono cascate anche le corna di cartapesta della renna! Ma questa è un’altra storia… basti dire che al mattino dopo tutti credevano si trattasse di un cavallo… Io ero già lontano con un carro di panettoni, pronto ad imbarcarmi per la mia amata Itaca. Ma come si suol dire… la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo… Oh… una volta in mare, altro che Itaca… ce ne sono capitate di tutti i colori! Altro che affare di tre giorni… vent’anni son stato via… vent’anni, per un panettone. E tutto per aver fatto quel dispettuccio al ciclope. Ma era il minimo che gli potesse capitare, dopo quello che mi aveva combinato!.

La faccenda andò così: eravamo naufragati su quell’isola… ad un certo punto vedo lontana lontana una caverna. Buon posto per passarci la notte dico io… e mi incammino verso il luogo…  (inizia il flash back)

ULISSE:                         Guarda qui che bella caverna! Allora non venite? Banda di

                                      sfaticati!

COMPAGNO1:                 Io non lo sopporto più quello lì

COMPAGNO2:                Ammazza che sudata!

COMPAGNO 3:               Mi i’ho na mal ai pè che sciop!

ULISSE:                        Allora! Ci muoviamo o no?

COMPAGNO4:               Arriviamo, arriviamo! Chissà in che altro casino ci ficca sta

                                      volta…

COMPAGNO1:                Se me lo dicevano, col cavolo che venivo io… c’è da andare a prendere una barca di panettoni! Pagano bene! Si torna il 24!

COMPAGNO3:                Se… il ventiquattro… e prima la guera, e po’ l’mar… tuta cul eua! E po’ i mustru… me ca l’è che s’ciamavu? Priscilla e Turiddu?

COMPAGNO2:                Scilla e Cariddi

COMPAGNO3:                E ben… que ca i’ò dich me? Urca! Beica beica… che rasa d’na funtina! Bela grosa sa funtina!

 COMPAGNO2:               E guarda che fiascone di vino! Sembra una damigiana!

COMPAGNO3:                Speruma cu sia barbera!

COMPAGNO4:                 Guarda che scodellina!

ULISSE:                         Beh… in effetti il monolocale è ben accessoriato (arriva Polifemo… i compagni scappano)Ma dove andate? Siete impazziti? Dove scappate?

POLIFEMO:                   Mamma mia che giornataccia in fabbrica… l’unica consolazione è la tredicesima… Oh chi è? Mamma che brutti! E voi chi siete? I re magi? Siete in anticipo…

ULISSE:                        Eh… no… noi siamo greci… itachesi…grandi eroi... ti chiediamo umilmente ospitalità in questa confortevole dimora…

POLIFEMO:                   Confortevole? E ti credo… mi è costato un occhio questo villino sul mare… Ma a me non me ne frega niente chi siete voi… e poi siete entrati senza permesso… e adesso chiamo il papi  così se s’arrabbia son tutti cavoli vostri!

ULISSE:                        Suvvia!

POLIFEMO:                   Chi?

ULISSE:                        Suvvia!

POLIFEMO:                   Ho detto che via andate voi… e subito!

ULISSE:                        No… dicevo… suvvia, sia gentile… le abbiamo portato del vino, eccolo qua…

POLIFEMO:                   Cos’è? Barbera? Perché io bevo solo barbera… barbera al compleanno, barbera a natale, a S.Silvestro…

 

 

ULISSE:                        Barbera d’Asti DOC… roba buona… di Costigliole…

POLIFEMO:                    Ah! Bene, bene! Ne ho sentito parlare! Ottimo… da un po’ qua! Uh buono! Però se non mangio qualcosa mi gira la testa….  Vediamo un po’ qua cosa c’è di buono…. (urla tremende, poi luce, rutto)

 

 

ULISSE:                        Ma… Femo! Che cos’hai fatto? Mi hai mangiato due compagni!

POLIFEMO:                   Embè? E’ da stamattina che non mangio! A dire la verità erano un po’ insipidi, ma gustosi lo stesso… e tu? Fatti un po’ vedere… sei bello in carne e bello tenero anche… bene, bene! Domani a colazione costolette di… com’è che ti chiami?

ULISSE:                        Il mio nome è nessuno… così mi chiamano tutti…

POLIFEMO:                   Bene signor Nessuno… avrò un occhio di riguardo per te… ti mangerò per ultimo domani, come cotoletta (si addormenta)

ULISSE:                        Si è addormentato, bisogna agire questa notte! Ascoltate bene: prendiamo quel palo laggiù… gli facciamo ben bene la punta e poi…

COMPAGNI:                   E Poi?

ULISSE:                         E poi…

COMPAGNI:                   E poi? (attacca la musica di Giorgia “E poi sarà come morire”)

 

COMPAGNO3:                Ma sima sicur che s’anrabia nen…

ULISSE:                        Stai tranquillo… fidati di me… fino ad ora non vi siete mai pentiti delle mie idee no?… va bè… questa volta fidatevi che andrà bene. Avanti… prendi il palo… (glie lo conficcano nell’occhio)

 

 

POLIFEMO:                    Bestia che male! Ahio! Non ci vedo! Chi ha spento la luce? Papà aiuto! Compagni accorrete! Salvatemi!

CICLOPI:                       Poliremo… cos’hai? Cosa vuoi? Hai bevuto di nuovo?

POLIFEMO:                   No… mi hanno accecato!

CICLOPI:                       Chi è stato a ciecarti l’occhio?

POLIFEMO:                   E’ stato Nessuno!

CICLOPI:                      Se non è stato nessuno allora, Polifemo… Sei scemo! Scemo! Scemo! Scemo!

POLIFEMO:                   Nooo… Non mi capisce Nessuno! Eh? No… Non quel Nessuno… nessuno… gli altri. Uffa! Voglio la mamma! No… Il papà! Solo lui mi capisce! Voglio il papàaaaaa! (finisce il flash back)

 

 

continua...