Sogni a occhi aperti
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I |
l
treno correva in mezzo alla campagna a poco più di 30 chilometri all’ora,
fischiando ed emettendo dense nuvole di fumo nero. Era la seconda volta che
viaggiavo su un treno, uno dei primi realizzati in Europa: un’emozione unica!
In
mezza giornata di viaggio percorreva i 150 chilometri da Brünn a Vienna. Era il
27 ottobre del 1851 e mi recavo a Vienna per frequentare l’Università.
I
miei pensieri si rincorrevano come le ruote del treno sui binari…
Dovevo
essere degno della fiducia che l’abate Napp riponeva
in me…dovevo essere migliore degli altri studenti…
Non
ero più un ragazzo, ma un uomo di ventisette anni, già da due anni sacerdote…
Con
la mente ritornavo al passato: quanti ricordi!
Ero
nato il 22 luglio del1822 a Heinzendorf in Slesia, da Artur Mendel e da Rosine Schwirtlich.

Rivedo
mia madre:
bionda, serena e sempre sorridente, mentre mio padre era cupo e di carattere
scontroso.
Io
ero l’unico figlio maschio; due anni prima di me era nata Veronika e sette anni più
tardi Theresia, grande amica della mia vita.
Come
in molte
famiglie contadine del mio tempo, erano nati altri figli, che non erano
sopravvissuti.
Casa natale
di Mendel.
Con
profondi sacrifici mio padre era diventato proprietario della nostra casa e di alcuni terreni, ma quante privazioni!
Io
non volevo fare il contadino.
Avendo
mostrato attitudine allo studio, a 11 anni i miei genitori e padre Schreiber, parroco del paese, mi
iscrissero alla scuola dei Pianisti di Leipnik, a 25
chilometri da Heinzendorf e poi al Ginnasio di Troppau.
Tuttavia essi erano nell’assoluta impossibilità di affrontare
le spese necessarie per farmi continuare gli studi.
Sì,
”continuare” gli studi…
Avevo
avuto la fortuna di abitare in un villaggio, in cui era stata costruita una
scuola per i bambini dei contadini:
Vi
si insegnava a leggere ed a scrivere, inoltre si impartivano nozioni agricole.
A
16 anni dovetti iniziare a provvedere a me stesso e
riuscii a pagarmi la retta della scuola dando lezioni private.
Dopo
aver ottenuto il diploma, nel 1840, mi iscrissi
all’Istituto di Filosofia di Olomouc: qui un corso
biennale mi avrebbe permesso di entrare all’Università.
Ma
mi mancavano i soldi, soffrivo la fame ed il freddo, mi sentivo
solo e sconfitto.
Tornai
a casa in un grave stato di depressione, che mi tenne a letto per molti mesi.
Nonostante mio padre
facesse sempre più fatica a condurre da solo la piccola azienda agricola e contasse su di me, io avevo già deciso: non volevo fare il
contadino, non volevo rassegnarmi a subire i capricci delle stagioni e le
scarse rese dei raccolti.
Avrei voluto usare la
mia intelligenza per capire i meccanismi che regolano la natura ed influire su
di essi.
Ed ero consapevole che
solo lo studio poteva consentirmi di raggiungere questo obiettivo.
Padre Schreiber mi aveva
già insegnato ad innestare le piante da frutto e nel nostro orto albicocchi,
peschi, peri e ciliegi ottennero frutti bellissimi,
mai visti primi nella nostra terra.
Scelte di vita.
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L |
’anno
1841 mi portò finalmente un po’ di fortuna.
Il
marito di mia sorella Veronika si offrì di rilevare la fattoria paterna. Grazie
al suo denaro e all’amore di Theresia, che mi offrì la sua dote, potei continuare
gli studi.
Ma
quanta fatica: latino, filosofia, greco!
Spesso
fui preso dallo sconforto………
Un giorno fui fermato nel corridoio del Ginnasio
dal professor Franz, mio insegnante di fisica.
“Johann, un modo per contribuire agli studi ci sarebbe. Potresti
entrare nel monastero della città di Brno, capoluogo
della Moravia.
Questa
è la via più sicura per
poter lavorare e studiare, al riparo dalla continua assillante
battaglia per il tuo mantenimento!”
Convento di San Tommaso a Brno.
Fu
ancora lui che mi raccomandò a padre Cyrill Napp, che dirigeva il monastero di San Tommaso, come un
piccolo centro di ricerche nell’ambito delle scienze naturalistiche, nel
tentativo di migliorare l’agricoltura e la vita nelle campagne.
Gli
scrisse: “Vorrei raccomandarti un mio studente, Johann
Mendel, nato a Heinzendorf in Slesia.
Durante
il corso biennale di filosofia egli ha ottenuto le migliori votazioni ed è un giovane di
carattere ben formato.
Nella
mia disciplina egli è senza dubbio il migliore”.
Il
Assunsi
un nuovo nome: Gregor, con cui continuo ad
identificarmi.
In convento
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A |
l convento la giornata iniziava alle 6 con la messa e le
devozioni mattutine, poi ognuno si dedicava ai compiti che gli erano stati
assegnati: chi faceva opera di assistenza, chi si recava ad insegnare nelle
scuole superiori delle città, chi si applicava allo studio e alle ricerche.
Io studiavo avidamente tutte le
materie previste nel corso di studi, ma come materie facoltative scelsi quelle dell’Abate Napp, che era un grande esperto di
scienze agricole.
Eravamo in tutto undici monaci, che ci ritrovavamo riuniti
nell’ora dei pasti nel grande refettorio, per
apprezzare gli abbondanti e saporiti piatti di Louise,
cuoca celebre per i suoi manicaretti.
Io mi sentivo a mio agio, perché tutti mi trattavano con
gentilezza.
Gregor Mendel
Ricordo con tanto affetto padre Aurelius,
esperto di botanica. Aveva allestito un giardino sperimentale, in cui coltivava
piante rare ed erbe medicinali.
Un giorno mi mostrò gli antichi sotterranei del convento e
mi raccontò tutto quello che sapeva su quei luoghi antichi.
Visitavo sempre con piacere la bellissima serra e l’enorme
biblioteca con ben ventimila libri!
Ma sul convento dominava la terribile fortezza dello Spielberg.
Me ne parlò un giorno Aurelius: “Vi sono rinchiusi delinquenti particolarmente
pericolosi: assassini, rapinatori, incendiari, condannati a vita o a pene molto
lunghe. Sono
sottoposti a un regime durissimo.
E poi prigionieri politici:
giacobini, ungheresi, carbonari italiani, rivoluzionari polacchi. Come monaco,
potresti portare un po’ di conforto a moribondi e ammalati.”
Ma il solo pensiero di entrare in
quella tetra prigione mi faceva accapponare la pelle...
Altro mio grande amico fu padre Klàcel,
studioso di scienze naturali e di astronomia. Mi accompagnava
spesso in città.
Brno in quegli anni era viva ed
operosa, con più di settanta mila abitanti, un Politecnico, moltissime società
scientifiche e vari teatri.
Intanto alcune circostanze mi avevano portato ad
intensificare gli studi di teologia, finché il
Il 1848
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“E |
’
caduto il governo di Metternich e la famiglia
imperiale è fuggita da Vienna! C’è la rivoluzione!”
Le
parole di Klàcel risuonavano piene di speranza
nell’ampio refettorio.
Io
fui tra i sette monaci che firmarono una petizione, indirizzata alla nuova
Assemblea, in cui chiedevamo più indipendenza per le nostre ricerche, libertà
di esprimere le nostre idee e condizioni migliori per
i contadini.
Eravamo
fiduciosi in un futuro, in cui le conquiste della scienza avrebbero potuto
essere al servizio di tutti, e in un mondo senza fame né povertà.
Insegnare: che passione!
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M |
a
nel frattempo mi ero reso conto di essere la persona meno adatta a svolgere i
compiti che mi venivano richiesti come sacerdote.
Assistere
i malati, confortare i poveri, impartire estreme unzioni: tutto ciò mi faceva
sentire troppo infelice ed inadeguato.
Mi
ammalai di nuovo di depressione…
Mi
salvò ancora una volta padre Napp, che mi raccomandò
per un incarico di supplente di materie classiche e di matematica nel Ginnasio
della vicina città di Znaim.
Avevo
finalmente trovato la strada giusta?
Io
ne ero convinto. Il direttore della scuola elogiò il mio metodo d’insegnamento chiaro ed efficace, inoltre i
ragazzi mi stimavano.
Entusiasta
del mio lavoro, presentai la domanda di ammissione
all’esame di stato per l’abilitazione all’insegnamento.
Ma
l’esame si rilevò un disastro: era agosto, i membri della commissione sognavano
le vacanze, io soffrivo per il clima afoso e l’ansia “da esame”, ero solo un
autodidatta…
Fui
respinto, tornai in convento triste e sconfitto, mi riammalai di malinconia.
“Ho
deciso,” disse padre Napp, “Ti farò studiare a
Vienna!”.
Ecco
perché non dovevo deluderlo e, mentre il treno si avvicinava sbuffando alla
meta, decisi che avrei dato il meglio di me stesso.
Studente a Vienna
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T |
rascorsi
a Vienna anni di studio intenso.
Avevo
con fatica trovato un appartamento, in verità piuttosto lontano
dall’università, ma abbastanza spazioso.
Per
quanto riguarda i corsi universitari, potei scegliere
le mie materie preferite: fisica, matematica, chimica, paleontologia,
entomologia e naturalmente botanica e fisiologia vegetale.
Non dimenticherò mai i miei insegnanti di fisica:
Doppler, di cui divenni assistente, e soprattutto Ettinghausen, che lo
sostituì: “Tutto è numero” soleva dire “Le statistiche aiutano a capire molte
cose. Per esempio, hanno messo
in luce l’origine di malattie come il colera ed hanno confermato la validità
della vaccinazione antivaiolosa.”
Entrambi
mi resero familiare l’applicazione dell’analisi
matematica ai fenomeni naturali.
Forse
avrei potuto scoprire come si distribuiscono i caratteri ereditari. Nessuno mai
aveva tentato questa ricerca!
Mi
avevano particolarmente colpito le parole dell’illustre botanico Unger: “Una
pianta è un laboratorio chimico, il più ingegnoso apparato dove si esercitano
le forze fisiche” e aggiunse “Non esistono specie costanti, ma è in atto un
continuo processo di metamorfosi, che dalle caratteristiche delle specie precedenti
fa apparire nuove specie”
Erano
teorie azzardate ed Unger fu addirittura “indagato”…
Seguii
molte altre lezioni di insegnanti di valore,
impegnandomi per 32 ore settimanali, ben più delle 20 richieste.
Alla
fine dei quattro semestri, trascorsi all’università di Vienna, tornai a Brünn
con molte conoscenze in più, inoltre ero divenuto membro della prestigiosa “Società viennese di zoologia e botanica”.
Che cosa si eredita e come?

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N |
on
vedevo l’ora di discutere le mie idee con l’Abate Napp.
In
Moravia l’agricoltura e l’allevamento erano molto importanti: si sperimentavano
incroci nelle piante e negli animali per migliorare la produzione.
Napp
era molto interessato a questi esperimenti.
Aveva
progettato una nuova serra, tutta in ferro e vetro, una cosa mai vista!
Progetto della serra
Ora
io avrei potuto aiutarlo!
Gli
confidai i miei progetti ed egli mi concesse immediatamente l’orto botanico, la
serra del monastero, riscaldata da una stufa, e fece di tutto per accelerare i
tempi di costruzione della nuova.
Insegnare e sperimentare
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I |
ntanto
i miei studi permisero l’attuazione di un corso di fisica e scienze naturali
presso la Realschule di Brünn, scuola molto moderna
di indirizzo scientifico.
Insegnai
in quell’istituto come semplice incaricato, per 14 anni, anche se per ben due
volte tentai inutilmente di superare l’esame di stato.
Ho
un bellissimo ricordo dei miei allievi. E loro stessi,
anni dopo, mi ricordavano così:
“Non
aveva bisogno di spaventarci per farci studiare con più zelo. Il suo modo di
fare lezione era cosi chiaro ed efficace…che tutti
erano in grado di capire. Svolgeva così volentieri il suo compito di insegnante ed era così abile nel rendere ogni argomento
attraente e piacevole, che non aspettavamo altro che le sue lezioni.”
Per
fortuna le mie ricerche continuavano con successo. All’inizio feci esperimenti
sui topi (li tenevo in camera), ma la visita al
Monastero del vescovo Schaffgotsch bloccò i miei tentativi.
Non mi scoraggiai e decisi: avrei lavorato con i
piselli. Il “Pisum sativum”, facile da coltivare sia in vaso che in campo
aperto, con un periodo di sviluppo relativamente breve, era la pianta ideale.
Riuscii
a selezionare 22 varietà che producevano varie generazioni di discendenti
perfettamente costanti e simili.. (Poiché queste
piante si riproducono per auto impollinazione era facile ottenere “linee pure”,
cioè piselli che danno solo discendenti con la stessa caratteristica.)
1856: anno fortunato!
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A |
34 anni, nel 1856; raccolsi finalmente i
frutti dei miei studi e del mio impegno.
Selezionai
i caratteri che contrassegnavano le varietà dei piselli su cui intendevo
svolgere gli esperimenti di ibridazione.
Essi erano sette:
Mio
obiettivo era osservare come ciascun paio di caratteri differenziali si trasmette nella discendenza dell’ibrido e dedurre la legge
secondo cui essi compaiono nelle successive
generazioni.
Per
ottenere gli ibridi, eseguii personalmente le fecondazioni incrociate. Dopo
aver tagliato le antere (produttrici di polline) ai fiori delle piante,
fecondavo i loro pistilli spennellandoli con il polline delle piante con le
quali le volevo incrociare. Infine li incappucciavo, perché non venissero in
contatto con il polline di altre piante portato dal
vento o dagli insetti. Incrociai piselli per sette anni: più di 28000 piante!

Caratteri selezionati da Mendel
Non
mi mancavano né tenacia, né pazienza: catalogavo meticolosamente le piante di
pisello, etichettandone il raccolto e registrando dati su dati
nella tiepida quiete dell’aranciera del convento, che era divenuto il mio
studio privato. Milioni di fiori, baccelli, semi…numeri, numeri
che mi portarono ad un’intuizione straordinaria: i caratteri ereditari non si
trasmettono da una generazione all’altra casualmente, ma obbediscono a regole
precise…
Le leggi sull’ereditarietà
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I |
l mio
entusiasmo cresceva, man mano che trovavo conferme alle mie intuizioni.
In
primo luogo avevo eseguito incroci sperimentali, asportando le antere di un
fiore contenenti il polline e cospargendo gli stigmi con polline del fiore di
un’altra varietà; trovai che nella prima generazione,
tutti i fiori mostravano solo uno dei caratteri presenti nei genitori; l’altro
carattere era completamente scomparso. Per esempio, tutti
i semi, prodotti in seguito all’incrocio tra linee pure di piante con semi
gialli e con linee pure di piante con semi verdi, erano gialli. Queste
caratteristiche le chiamai “dominanti”.
Mi ero servito per il
primo esperimento di piante di pisello dal seme verde e dal seme
giallo; incrociandole, mi accorsi che tutte le piantine figlie del primo
incrocio avevano il seme giallo, mentre il verde era completamente scomparso.
Secondariamente
lasciai che le piantine di pisello eseguissero la fase successiva
dell’esperimento, permettendo alla prima generazione di autoimpollinarsi. Le caratteristiche scomparse
nella prima generazione ricomparvero nella seconda.
Inoltre
le stesse, presenti nella generazione parentale, dovevano in qualche modo essere presenti nella prima
generazione, sebbene non evidenti. Chiamai questi caratteri recessivi.
Continuai
i miei esperimenti con la seconda generazione di piante figlie; incrociai le
piante di prima generazione e vidi che quelle di seconda generazione erano per ¾ gialle ed ¼ verde.
Nella terza fase presi in considerazione gli
incroci tra piante di pisello che differivano per due caratteri: per esempio,
un genitore produceva semi lisci e gialli mentre l’altro rugosi e verdi.
I caratteri liscio e giallo erano
dominanti, rugoso e verde erano invece recessivi. Tutti i semi prodotti da tale
incrocio tra queste linee pure erano lisci e gialli.
Arrivai
ad avere 16 tipi di piante di terza generazione, delle quali 9 avevano un seme
giallo e liscio (due caratteri dominanti), 3 avevano un seme verde e liscio (un
carattere dominante ed uno recessivo), altri 3 l'avevano giallo e grinzoso (un
carattere dominante ed uno recessivo), ed 1 soltanto aveva il seme verde e
grinzoso (due caratteri recessivi).
Applicai
man mano le tre leggi che avevo dedotto dagli esperimenti a tutte le sette
caratteristiche che avevo preso in considerazione (colore e forma del frutto, colore
del tegumento e del seme,
lunghezza dello stelo e
posizione dei fiori, ecc.) fino a formulare
tutte le combinazioni possibili e ne trovai ben 128 (cioè 27 combinazioni)
Ero convinto della validità dei miei esperimenti e
pienamente soddisfatto dei risultati
ottenuti.
Finalmente in vacanza!
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N |
ell’estate
del 1862 abbandonai per tre settimane il mio orto e mi presi finalmente una
vera vacanza. L’occasione era un viaggio in Gran Bretagna, per portare una
delegazione ufficiale della città di Brünn all’Esposizione internazionale di Londra.
Rividi
Vienna e ammirai Salisburgo, varie città tedesche, Parigi… Londra mi piacque
molto.
All’interno
della mostra trovai di tutto: oggetti curiosi, prodotti artistici e
industriali, creature stupefacenti (come “la donna barbuta”). Osservai con
stupore alcune ricostruzioni di dinosauri: in quei giorni pensavo spesso alla
teoria dell’evoluzione di Charles Darwin ma, benché
fossi a Londra, non ebbi coraggio di andarlo a trovare.
La resa dei conti
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A |
vevo
raccolto dati per sette lunghi anni.
Terminai
i miei esperimenti nell’estate del 1863. Si trattava ora di riordinare fatti e
cifre per poter comunicare ad altri i risultati ottenuti. Finalmente mi sentivo
pronto.
Mi
rivedo ancora timido e un po’ impacciato di fronte al pubblico (forse 40
persone), che seguiva le conferenze serali organizzate dalla Società di Scienze
Naturali di Brünn.
Era
la sera dell’
Sul
“Tagesbote”, il giornale locale, in
seguito lessi: “Il tema della conferenza è stato ben scelto e
l’esposizione soddisfacente….”
Tutti
avevano trovato interessante l’argomento, ma nulla di più…
Nessuno
aveva osato fare domande…
Decisi
di fare stampare a mie spese il testo della conferenza e ne spedii un centinaio
di copie ai più importanti botanici, biologici, studiosi di scienze naturali in
Europa.
Nessuno
mi rispose.
Lavori, impegni, passioni…..
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I |
l
30 marzo del 1868 fui eletto Abate dalla maggioranza dei miei confratelli.
L’Abate
Napp, il mio grande sostenitore e protettore, era
morto, a 75 anni. Tale carica comportò maggiori impegni e responsabilità, ma mi
offrì alcuni privilegi: un appartamento più grande, un servitore, ma soprattutto
uno stipendio, parte del quale mi servì per far studiare i tre figli di mia
sorella Theresia, che molti anni prima mi aveva offerto la sua dote, perché
potessi proseguire gli studi.
Sempre
in quell’anno fui nominato vicepresidente della Società di scienze naturali.
Le
mie nuove cariche mi stimolavano ad intrattenere buoni rapporti con le autorità
locali, con banchieri e alti funzionari.
Nella
bella stagione, la domenica pomeriggio, i giardini del Monastero accoglievano
le personalità del luogo per giocare a bocce e conversare di tecniche agricole,
dl miglioramento delle piante, del mio programma di rimboschimento delle colline intorno alla città (l’industrializzazione
provoca all’ambiente gravissimi danni!).
Tutti
apprezzavano le deliziose qualità di miele che le nostre api producono:
il miele del convento di San Tommaso è ancora famoso in tutta l’Europa ed è
venduto persino a Mosca.
Previsioni del tempo
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O |
ltre alle mie varie attività, mi ero dedicato con nuovo impegno ad
una mia antica passione: la meteorologia.
Lo stesso monastero divenne una stazione di rilevamento dei dati
atmosferici.
Mi occupavo di registrare le temperature, la forza e la direzione
dei venti, l’intensità delle precipitazioni ed i livelli di ozono,
valutando i danni che i fumi dei camini della città recavano ai raccolti.
Pubblicai regolarmente le mie osservazioni e le inviai a Vienna.
Nel 1870 assistetti ad un evento eccezionale: il 13 Ottobre, alle
due del pomeriggio, un violentissimo ciclone si abbatté sul monastero.
Era una sinfonia infernale,
accompagnata da vetri infranti, tegole, foglie, rami, schegge di legno. Notai
che la tempesta era portata da due giganteschi coni, uno
superiore e uno inferiore, rotanti in senso orario. Cercai di dare una
spiegazione fisica del fenomeno, ma non ebbi che un’ariosa ipotesi, tenuta in
piedi da arioso materiale, su una base ariosa………
Unica certezza: era stata distrutta la serra, in cui avevo
trascorso tante ore di tranquillo e proficuo studio.
Foto di
gruppo al monastero di San Tommaso,
Mendel
ha in mano una fucsia.
Viaggiare…fuggire…morire…
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T |
utto procedeva bene, finché
non ebbi la malaugurata idea di condurre la mia solitaria lotta con il fisco.
Il
governo di Vienna aveva infatti promulgato una legge
che aumentava le tasse sulle rendite dei monasteri.
Convinto
che ciò fosse illegittimo, nonostante i consigli degli
avvocati, continuai a inviare lettere di
protesta, logorandomi nel fisico.
Se
oggi il mio cuore è malato, lo devo anche a quest’ultima inutile battaglia. Ma dopo tanti anni, ho ancora dei ricordi bellissimi della mia
vita: ho nei miei occhi visioni di città e paesaggi straordinari: Berlino,
Venezia, Roma, le Alpi (com’ è bello il mondo visto dai 3000 metri!).
Mi
è sempre piaciuto viaggiare in treno…
Ho
appena preparato un sermone per la Pasqua, in cui parlo del “buon seminatore”.
Dirò così:
“Il
giardiniere pone i semi o le pianticelle in un suolo preparato. Il suolo deve
esercitare un’ influenza fisica e chimica perché il
seme o la pianta possa crescere. Ma non basta. Si
devono aggiungere il calore, la luce del sole e la pioggia perché la crescita
possa avvenire…”
Io
sono nato giardiniere: continuo a selezionare varietà nuove di
alberi da frutta, ortaggi, vitigni e fiori.

Le
fucsie sono la mia passione, ne ho create varietà
bellissime insieme al floricoltore J. N. Twrdy. Ad
una di esse, derivata dalla Fucsia mostruosa, Twrdy diede il nome di “Prelato Mendel”,
per onorarmi come suo creatore. E’ una varietà con fiori bicolori, precoci e
abbondanti:mai vidi fiore così bello e lo scelsi come
mio simbolo personale nello stemma abbaziale.
Certo,
adesso, a 62 anni, non ho più la forza e la tenacia di un tempo; mi sento
spesso stanco.
Stemma abbaziale
Stamane, conversando con il giovane monaco Franciscus Barina, da poco
entrato in convento, gli ho così confidato i miei pensieri:
“Nonostante
qualche momento doloroso, devo riconoscere con gratitudine che la mia esistenza
è stata nel complesso fortunata e piacevole. Il mio
lavoro scientifico mi ha dato grandi soddisfazioni e sono convinto che non
tarderà a essere riconosciuto in tutto il mondo”………
Ed ora,
nel silenzio della sera, solo nel mio studio, mi chiedo: “Fino a quando potrò
continuare a scrivere i miei ricordi?”
Fiori di fucsia

BIBLIOGRAFIA
Adriana Giannini, “Mendel” - Il padre
“postumo”della genetica,
Le Scienze S.p.A., Roma 2003
Gregor Mendel, “Le leggi
dell’ereditarietà” a cura di B. Chiarelli,
Biblioteca
Universale Rizzoli, Milano 1984
Luca Novelli, “Mendel e l’invasione degli OGM, Editoriale scienza,
Trieste
2003
www.mendel-museum.org sito del Mendelianum Museum di Brno
testi
originali e documentazione fotografica
Gli autori
Anziano Elena , Borio Francesca, Bussi Silvia, Chiriano
Mara,
Comune Alessio, Comune Ilaria, Ferro Monica, Moiso
Cristiano, Montagnolo Valentina, Montalto Mirko. Muratore Elena, Negro Carlo, Pezzimenti
Giulia, Ravazza Danilo, Schillaci
Lorenzo, Serra Valentina, Valente Beatrice
Classe III
A anno
scolastico 2003-04
Insegnanti: Origlia
Marinella & Ferro Loredana