La pianta elefante, amica dei pachidermi

     In Ecuador, le popolazioni locali sono impiegate nella lavorazione dell'avorio vegetale che, oltre a salvare la "pelle" degli elefanti, costituisce una risorsa economica e rinnovabile. Lo sfruttamento della palma dell'avorio per questo scopo implica la conservazione della foresta in cui tale pianta vive.

     Alcuni manufatti di avorio vegetale, importati dall'Ecuador, servono per raccogliere fondi per finanziare  la conservazione della riserva di Otonga. Estesa sulle Ande in una fascia compresa tra 850 e 2300 m sul livello del mare, la riserva racchiude uno straordinario patrimonio di biodiversità animale e vegetale, compresa anche una vasta area di foresta pluviale. Il "filo rosso" che lega il Piemonte e la riserva di Otonga è il frate marianista e agronomo Giovanni Onore: nativo della provincia di Asti, laureato in agraria a Torino, da molti anni è impegnato in Ecuador per la difesa della foresta.

     Un tipo di avorio, di origine vegetale, proviene dal continente americano. È quello ricavato dal frutto di una palma, Phytelephas aequatorialis. Il nome del genere significa, non a caso, "Pianta elefante", ma gli indigeni, che non conoscevano gli elefanti, la chiamano "Tagua" o "Yarina". Il sinonimo Phytelephas macrocarpa si riferisce al grosso frutto, il più grande fra le specie del genere. Il genere Phytelephas appartiene alla famiglia delle Arecaceae (monocotiledoni), comprendente tutte le palme, ed è diffuso nella parte occidentale della regione amazzonica, in Ecuador, Perù e Colombia.

     Phytelephas macrocarpa ha fusto strisciante e infine brevemente ascendente, portante all'apice un ciuffo di foglie pennate lunghe fino a 6 m. È dioica, ovvero fiori maschili e femminili sono portati da piante separate. Essi sono disposti in infiorescenze, allungate quelle maschili e compatte e globose quelle femminili. Da queste ultime si origineranno infruttescenze composte da drupe (frutti con epicarpo e mesocarpo carnoso e endocarpo legnoso) con diversi semi grandi fino a 5 cm il cui endosperma (tessuto che serve da nutrimento all'embrione) è dapprima liquido, poi gelatinoso ed infine indurisce assumendo consistenza e colore dell'avorio.

     Esso viene dunque dapprima bevuto o mangiato (il sapore ricorda quello del cocco), mentre quando è duro viene adoperato come materiale pregiato per farne bottoni o intagliato per creare oggetti artistici come ciondoli, collane, pezzi per scacchiere. L'endosperma è rivestito esternamente da uno strato più scuro, sapientemente sfruttato per creare contrasti con l'interno bianco e lucido.

Tratto dal mensile di botanica e natura on line © Myristica

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