GLI ABETI DEI RICORDI

 

Mi trovo sotto i miei alberi preferiti; due abeti, bellissimi giganti verdi dalle foglie piccolissime e un po’ pungenti, somiglianti ad aghi.

Si trovano nel boschetto dietro casa mia, in mezzo ad un noccioleto dove ci sono anche un noce, un ciliegio ed un mandorlo. Mentre, oltre il prato, ci sono gli alberi da frutta ed il piccolo melo che ho piantato io.

Questi due abeti sono una fonte di ricordi per mia mamma; infatti sono stati piantati durante la sua infanzia, quando ogni Natale il nonno portava a casa un abete per fare l’ albero di Natale e poi, dopo le feste, lo piantava nel boschetto.

Io non ricordo bene il nonno, perché quando è mancato ero piccola,così mia mamma me lo descrive e mi racconta le cose che faceva; a volte mi sembra di vivere quei momenti insieme a lei.

Mio nonno lavorava in una vecchia distilleria di Motta e la settimana prima di Natale era sempre molto indaffarato a consegnare le confezioni regalo ai clienti, così non poteva occuparsi dell’albero di Natale fino al pomeriggio della Vigilia.

Quando ormai tutti i pacchi erano a destinazione egli passava ad Asti, in piazza del Palio, dove vendevano gli abeti, ne comprava uno già piantato nel vaso e lo portava a casa.

La mamma, che allora era una bambina, lo aspettava e preparava gli addobbi, facendo attenzione a non rompere le palline fragilissime e il delicato puntale.

L’abete era sistemato in cima alla scala davanti alla porta d’ ingresso, la mamma e il nonno appendevano le palline colorate e i fili argentati, e alla fine sistemavano le luci colorate che si accendevano e si spegnevano.

Gli addobbi rimanevano sull’albero fino al giorno dopo dell’Epifania, quando i nonni rimettevano le palline e le luci nelle scatole.

Il nonno, poi, prendeva una vanga e andava con mia mamma nel boschetto dietro a casa a piantare l’abete che aveva rallegrato quel Natale in modo che continuasse a vivere .

Alcuni di quegli alberi sono morti, ma questi due sono ancora là a ricordare quei momenti alla mamma, che quando ne parla ha sempre un po’ di malinconia.

 

 Cristiana Rava